Non subito. Ma sono pronti a ripartire, a tornare in Somalia perché «non si può abbandonare un Paese in difficoltà». Jolanda Occhipinti e Giuliano Paganini, i due cooperanti italiani dell’Ong Cins liberati il 5 agosto dopo 76 giorni di prigionia in Somalia, ieri hanno rimosso dalla facciata di Palazzo Marino lo striscione appeso a fine luglio per chiedere la loro libertà. Siciliana lei, pistoiese lui, entrambi una volta finita la prigionia sono stati sorpresi dalla solidarietà dimostrata da Milano, «grazie di cuore – hanno detto – è la dimostrazione di come tutta l’Italia ci sia stata vicina con il cuore». Scompare il manifesto anche se il terzo volto stampato sul lenzuolo è quello del cooperante somalo John Abdurahaman Yusuf Arale che ancora non è stato liberato, ma il presidente del consiglio comunale spiega che «questa iniziativa è anche l’occasione per riaccendere ancora l’attenzione su lui e tutti gli ostaggi a Mogadiscio». Lo stesso motivo per cui «abbiamo scelto di mantenere issato oltre le solite due-tre settimane l’appello per la liberazione di Jolanda, Giuliano e John anche dopo la fine della prigionia dei due italiani». E annuncia che il prossimo anno «organizzeremo a Milano una conferenza internazionale dedicata a questo Paese».L’assessore alle Politiche Sociali Mariolina Moioli sottolinea quanto «il sostegno alla cooperazione decentrata abbia contato per la vittoria dell’Expo.
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Beirut – Via allo scambio di prigionieri tra Gerusalemme e Hezbollah. Ma i due soldati israeliani vengono mostrati nella loro bara: sono morti. Dopo le indiscrezioni circolate ieri su organi di stampa vicini al partito di Dio, ora c’è la certezza: i soldati israeliani Eldad Regev ed Ehud Goldwasser sono morti.
I loro cadaveri, per i quali sarà necesssaria l’identificazione, sono stati riconsegnati a Israele sotto la supervisione della Croce Rossa
Internazionale al confine settentrionale con Israele, a Naqoura. In cambio dei corpi dei due militari, rapiti il 12 luglio 2006, Israele libera cinque
detenuti libanesi.
In tv L’emittente Tv al Manar di Hezbollah ha
mostrato le immagini di due casse nere contenti i resti dei soldati che venivano scaricate da una grossa auto
grigia con i vetri oscurati.
L’ufficiale di collegamento di Hezbollah incaricato dello scambio di prigionieri, Wafiq Safa ha affermato che “i due prigionieri israeliani sono
stati per due anni tenuti in un luogo segreto, nonostante la guerra che Israele ha lanciato contro di noi e nonostante le pressioni internazionali”
per ottenerne il rilascio. “Ora ci attendiamo che Israele consegni alla Croce Rossa i prigionieri e le salme dei nostri martiri” ha aggiunto.
Le due casse con i resti dei soldati israeliani sono state intanto consegnate al delegato della Croce Rossa Jordi Raich e le immagini sono
state mostrate in diretta ancora dall’emittente tv al Manar.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=276537
Nel tredicesimo giorno di Wimbledon la finale tra Roger Federer e Rafael Nadal è iniziata con 13 scambi. Inusuale per un match giocato su erba. Il tredicesimo colpo lo ha sbagliato Federer cedendo il primo 15 del match. Alle persone supestiziose tra le quali mi annovero io, è arrivato un segnale. Come se quel primo malefico 15 avesse voluto avvertire Federer che, dopo 5 lunghi anni di ininterrotti trionfi, ad affrontarlo sul Centrale fosse entrato il Diavolo.
Un Demone della racchetta, vestito da pirata, chiamato Nadal aveva deciso di porre fine all’incontrastato dominio dell’illustre nemico. Ho pensato che fosse meglio trasformare in una favola un racconto tennistico che avrebbe fato impazzire Hitchcock. Una storia troppo amara all’inizio per un campione stupendo come Federer. L’unico giocatore che in un epoca estremamente rude è stato capace di farci sognare, toccando la palla con una bacchetta magica. Bello, bravo, elegante,educato, in avvio di partita Roger Federer sembrava destinato a perdere l’invulnerabilità.
Sotto gli occhi attenti di cronisti crudeli impegnati ad operare la sua autopsia lo svizzero si era trovato costretto ad inginocchiarsi di fronte al gigante della dinamicità. Nadal, picchiando la palla come un dannato, per i primi due set gli aveva impedito di usare intelligenza e fantasia inchiodandolo con un doppio 6-4. Quando la partita è stata interrotta per pioggia Federer si trovava in vantaggio per 5-4 nel terzo set.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=274307
Per il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, «troppi governi hanno dissimulato le posizioni da essi sostenute in sede europea, chiamando in causa l’Europa e in particolare la Commissione europea come capro espiatorio per coprire loro responsabilità e inefficienze».Intervenendo agli Stati Generali d’Europa, oggi a Lione, Napolitano ha sottolineato che «troppi governi nazionali hanno negli anni scorsi ritenuto di poter gestire in solitudine gli affari europei, poco preoccupandosi di coinvolgere sistematicamente le rispettive opinioni pubbliche e perfino i rispettivi Parlamenti nelle discussioni e nelle scelte cui erano chiamate le istituzioni dell’Unione».Quello che il capo dello Stato ha tenuto di fronte alla platea di Lione è stato un intervento tutto volto a portare avanti la sua grande passione europeista: partendo dall’impegno che fu dei padri fondatori della Comunità del Carbone e dell’Acciaio, Napolitano ha infatti sostenuto che «ancora oggi avremmo bisogno di sapienti e realistici costruttori e di ispiratori ardenti e pugnaci per far avanzare la causa dell’Europa». Secondo il presidente, infatti, «la missione cui siamo chiamati oggi consiste nel salvaguardare, rinnovandola, la funzione storica dell’Europa, in un mondo che vede spostarsi altrove il suo baricentro e che vede modificarsi profondamente gli equilibri economici e politici. L’Europa – ha detto Napolitano – potrà ancora contare sulla scena mondiale, potrà ancora dare il suo apporto all’evoluzione dell’ordine globale solo se riuscirà ad affermarsi come entità politica unitaria».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76492
Le dichiarazioni ai magistrati della procura della Repubblica di Roma di un testimone eccellente come il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga potrebbero dopo 28 anni ridare slancio alla ricerca della verità sulla strage di Ustica. La procura di Roma ha, infatti, riaperto l’inchiesta sull’abbattimento del Dc 9 dell’Itavia in cui morirono 81 persone, dopo aver convocato e sentito come testimoni due dei protagonisti del tempo: il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga e Giuliano Amato, ai tempi sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
L’iniziativa dei pm Maria Monteleone e Erminio Amelio fa seguito alle dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga secondo il quale ad abbattere il DC 9 dell’Itavia il 27 giugno del 1980 sarebbe stato un missile «a risonanza e non ad impatto» lanciato da un aereo della Marina militare francese. L´apertura della nuova indagine, dopo l’archiviazione disposta del giudice istruttore Rosario Priore, verificherà anche attraverso una rogatoria con la Francia, fatta anche per identificare i responsabili militari transalpini, le dichiarazioni di Cossiga. Quest’ultimo nel febbraio dello scorso anno spiegò a vari emittenti, radiofoniche e televisive che «furono i nostri servizi segreti che, quando io ero Presidente della Repubblica, informarono l’allora Sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non ad impatto, ma a risonanza.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76511